Proprietà terapeutiche

Zafferano: le applicazioni mediche

I medici indiani della tradizione ayurvedica, l’antica scienza medica tuttora praticata in India, raccomandano lo zafferano per stimolare la circolazione del sangue, come afrodisiaco, per curare i disturbi del rene, del fegato e regolarizzare il ciclo femminile.

Quali disturbi può curare la pianta dello zafferano?

Ancora oggi lo zafferano viene aggiunto in tutte le preparazioni di medicina ayurvedica, per rafforzarne l’efficacia. Nella medicina cinese viene consigliato per le mestruazioni difficili, le complicazioni da parto e la depressione.
Gli affreschi trovati ad Akrotiri, nell’isola di Thera, che risalgono a 3600 anni fa testimoniano l’uso che gli antichi greci facevano dello zafferano. Una giovane donna indica il suo piede sanguinante, mentre due stimmi di zafferano le cadono accanto. Ippocrate lo prescriveva per  fare impacchi sui punti dolenti della gotta o in caso di reumatismi. Teofrasto, il discepolo di Aristotele vissuto nel III secolo a.C., dedica allo zafferano una monografia dove insegna come utilizzare in aromaterapia gli oli allo zafferano.

Proprietà terapeutiche dello zafferano ai tempi dell’Impero Romano

Fu ai tempi dell’Impero Romano che lo zafferano raggiunse l’apice della sua gloria, al punto da essere considerato il simbolo di quanto più prezioso ci fosse al mondo. In occasione della cerimonia di incoronazione dell’imperatore si cospargeva di zafferano la Via Sacra, la strada che il sovrano doveva percorrere per ricevere la corona. I patrizi, per fare sfoggio della loro ricchezza, scialavano: i commensali riposavano su cuscini riempiti di petali di zafferano, e ne facevano piovere la polvere sulla loro testa, mentre nelle cucine si preparavano vini aromatici, selvaggina e pietanze colorate con i preziosi stimmi. Persino nelle terme i più raffinati si bagnavano in acque profumate con essenze di zafferano. Lo zafferano era usato per prevenire o combattere i sintomi dell’ebbrezza, ricorrendo a metodi piuttosto stravaganti. Petronio nel suo Satyricon racconta che, a questo scopo, gli schiavi spargevano sul pavimento una segatura cui erano stati aggiunti gli stimmi di zafferano, mentre Plinio, lo scrittore latino vissuto nel I secolo d. C., assicurava che mettersi sulla testa una corona di fiori intrecciati di zafferano, evitava l’ubriacatura. A sua volta Serapione, nella sua Storia dei rimedi semplici, racconta di una donna che aveva oltrepassato di parecchi giorni la data presunta del parto; dopo aver assunto pochi stimmi di zafferano, iniziò subito le doglie. E –commenta lo scrittore latino “ho potuto testimoniare questo fatto in molti altri casi”.